Nota dell'autrice

I personaggi appartengo a tutti gli aventi diritto, non a me (e te pareva ç_____________________ç).

Dedicata alla mia carissssssima amica Coma!

Merii kurisumasu!

(Buon Natale)

****Minako****

White Christmas

Natale…

Milioni di persone che corrono da un negozio all'altro per fare stupidi quanto inutili regali.

Miriadi di alberi decorati a festa.

Finti Babbo Natale che passeggiano per i supermercati e le strade della città facendo la gioia di frotte di bambini urlanti.

Dolciumi…

Caramelle…

Regali…

Lampadine colorate…

Sorrisi…

La finta bontà di tutti…

L'ipocrisia…

Questo è il Natale.

Mi avvio a passo svelto verso casa mia, lontano da questi rumori e dalle luci artificiali che illuminano ogni angolo.

Natale…

Che cosa stupida.

Non fa' nemmeno parte della nostra tradizione…

Mi accendo una sigaretta mentre salgo sull'ascensore.

Da qualche tempo vivo in questo appartamento… da solo… terribilmente solo…

Non è il momento per compiangersi o perdersi nei ricordi!

Mi rimprovero sempre duramente quando sento che sto per cedere.

Non voglio rinchiudermi ancora nel mio dolore e dargliela vinta così facilmente!

Lui mi ha portato via tutto.

Ora è il mio turno.

Accendo distrattamente la segreteria per ascoltare i messaggi registrati.

- Lei ha… tre nuovi messaggi!- mi annuncia la voce metallica- Messaggio registrato alle 17:56 di oggi.- il disco s'interrompe e sento la voce di mia nonna.

- Subaru… sta arrivando il Natale… non vuoi venire a festeggiare a casa? Anche solo per qualche ora! Sono preoccupata per te…- la sento sospirare- Non c'è niente che possiamo fare per riportare in vita Hokuto… ma possiamo almeno non farla preoccupare! Ti prego! Fatti sentire per favore…- ha messo giù.

Mi spiace nonna, ma non posso.

Devo allenarmi.

Non è il caso che venga ad assistere ad un insulso scambio di regali.

Nessuno potrà mai regalarmi ciò che io desidero.

- Per ascoltare il messaggio successivo prema avanti.

Guardo stupito la segreteria, poi ricordo che erano tre i messaggi registrati e premo "avanti".

- Signor Sumeragi? Sono Arisu Tachibana. Mi hanno parlato di lei e mi hanno detto che è molto bravo nel suo lavoro… Avrei bisogno di uno specialista nel suo campo, se mi capisce… la prego di richiamarmi appena può.

Lavoro.

Lavoro.

Lavoro.

Sempre lavoro.

Va bhè … è sempre un modo per distrarmi.

Prendo un'altra boccata di fumo e mi perdo a fissare la nuvola grigiastra che si diffonde per la stanza.

- Per ascoltare il messaggio successivo…- spengo la segreteria.

Ho già sentito la nonna ed ho un lavoro da fare.

Al momento non mi interessa altro.

Faccio tornare indietro la segreteria e mi segno il numero di telefono dal quale è stata effettuata la chiamata e lo compongo.

- Sì?

- Arisu Tachibana?

- Sì. Lei chi è scusi?

- Sumeragi Subaru.

- Signor Sumeragi! La ringrazio di aver richiamato.

- Dovere. Di cosa ha bisogno con esattezza? Non è stata molto chiara…

- È… che è un fatto piuttosto personale e non mi va di parlarne così al telefono… possiamo vederci?

- Dove e quando.

- Tra un'ora al Perseus bar.

- A tra poco.

- La ringrazio.

Strana ragazza.

Vuole il mio aiuto ma non riesce a dirmi cosa desidera da me…

Mi alzo e prendo lo spolverino che ho appoggiato alla sedia entrando.

So bene che manca ancora un'ora e che il Perseus è qui vicino a casa, ma non posso stare ancora qui a far niente.

 

 

In pochi attimi sono seduto comodamente al Perseus sorseggiando un caffè.

Attendo.

- È il signor Sumeragi?- mi chiede una ragazza dai capelli rossi legati con un nastrino verde.

Annuisco in silenzio e lei si siede e ordina un caffè macchiato.

La osservo in attesa di spiegazioni sul lavoro che dovrò eseguire ma lei non me ne fornisce.

- Cosa desidera da me?

- Oh, è vero! Mi scusi! Le sto solo facendo perdere tempo.- la vedo ridere… una risata nervosa.

- Allora?- lei prende fiato.

- Si tratta di mio padre… piuttosto che vedermi sposata con un uomo straniero si è ucciso e… sta facendo di tutto per impedire il matrimonio!- inizia a pingere- Io amo Paul! So che si prenderà cura di me e di mia madre… ma lui non capisce! Gli basta sapere che Paul è inglese per odiarlo! E dire che non è l'uomo adatto a me! Io… non ce la faccio più…! Desidero solo sposare la persona che amo! Niente di più! Poi è Natale… dovrebbero essere tutti più buoni e comprensivi… ma mio padre… mio padre…- s'interrompe singhiozzando.

- Verrò domani a casa sua.- dico senza emozioni.

- La ringrazio…- le porgo un fazzoletto e lei si asciuga gli occhi.

 

 

Sono di nuovo a casa.

Non faccio altro che pensare a quella donna che si è tinta i capelli per essere più simile alle donne del paese del marito, e a quel padre che ha preferito uccidersi che vedere la figlia sposata ad uno straniero che la stava cambiando.

Vado a letto senza guardare la segreteria; so bene di avere ancora un messaggio che mi attende, ma probabilmente è solo lavoro. Può aspettare.

 

 

- Benvenuto signor Sumeragi.

Chi mi accoglie è una donna mora, con un lungo kimono blu scuro, deve essere la madre di Arisu.

La saluto con un cenno del capo ed entro.

Un'ondata di energia negativa mi travolge, mentre vedo l'abito da sposa della ragazza prendere fuoco.

- Nooo!!!!!!!!!! Papà nooooo!!!!!

- Caro! Smettila! Ti prego!

Le due donne urlano terrorizzate senza riuscire a calmare lo spirito del defunto.

- Non ti avrà Arisu! Nessuno ti cambierà!

- Papà…. Ti prego!

- Sei la mia bambina! Ho il dovere di proteggerti! Lui non va bene per te! Non vedi come sei conciata?!

La osservo un attimo.

I capelli tinti con quel colore così inusuale per i giapponesi, resi ondulati dal parrucchiere, la minigonna rosa, la camicia viola tenue e la giacca in coordinato con la camicia, le calze a rete… così diversa da sua madre…

Il fuoco si sta espandendo e ben presto la ragazza rimane rinchiusa in cerchio caldissimo.

Prendo i miei strumenti da sciamano e m'inginocchio.

Pronuncio varie formule prima di riuscire a calmare qual padre troppo possessivo.

- La prego signor Tachibana! Si calmi! Così la ucciderà!

Lo vedo fermarsi e le fiamme si placano all'istante.

- Capisco quanto sia doloroso per lei vedere tutti i principi in cui ha creduto sino ad ora essere sconvolti dalla sua amatissima figlia che le si ribella contro… ma deve capire che il mondo sta cambiando! E così le persone che ci abitano…

- Non posso! Non posso permettere che lei vada con quello!

- Se davvero ama sua figlia deve renderla libera di fare ciò che vuole… Segua la sua strada ed assista sua figlia, ma non la ostacoli più.

- Ciò che dici è giusto… ma tu non sei un padre…

- Non lo sono… vuole andare ora? Le indicherò la strada… - ripeto meccanicamente quelle formule che ho imparato tanto tempo addietro.

Vedo lo spirito dell'uomo dissolversi e le due donne abbracciarsi sfogandosi in un pianto liberatorio.

- Grazie!

- Grazie signor Sumeragi!

Intasco i soldi che mi porgono e ritorno a casa.

Siamo oramai alla vigilia di Natale

 

 

La segreteria mi annuncia la presenza di un nuovo messaggio, ma io non lo ascolto.

È ancora quello di ieri.

Chiamo direttamente la nonna annunciandole la riuscita del lavoro, il compenso e la mia assenza ai festeggiamenti di famiglia.

La sento amareggiata, ma fa’ di tutto per nasconderlo.

Sto per mettere giù quando la sento chiamarmi.

- Subaru?

- Sì nonna?

- Merii kurisumasu.

 

 

Ha messo giù, ma io sto ancora guardando la cornetta del telefono.

Come può essere un buon Natale, nonna?

Lei è morta e lui è ancora vivo!

E, peggio ancora, i miei sentimenti per lui sono sempre più vividi!

Ma questo tu non puoi saperlo…

Non puoi sapere che voglio incontrarlo solo per farmi uccidere da lui, cancellando finalmente quella parte di me che ancora lo ama e lo desidera.

Purificando la mia anima immonda! Che fino ad ora si è nascosta dietro le menzogne più astruse!

Metto giù anche io.

 

 

È ancora pomeriggio.

Il pomeriggio della vigilia.

Una folla di ritardatari corre da un negozio all'altro per fare gli ultimi regali.

Ed io li osservo.

Formiche che si affannano tanto per nulla.

Frammenti di conversazioni mi giungono alle orecchie.

Niente di speciale: pettegolezzi di ragazzine e organizzazioni di sorprese varie…

Voglio comprare qualcosa.

Non so come mi sia venuta quest'idea… ma mi avvicino ad una vetrina.

Mi stupisco di essere lì per osservare gli oggetti messi in mostra e non la mia figura stanca ed amareggiata.

Un ciondolo a forma di dragone attira la mia attenzione.

Piccolo, non molto appariscente, ma ben fatto.

Lo acquisto quasi senza pensarci.

La commessa mi abbraccia quasi quando le dico che non voglio la confezione regalo.

Torno sui miei passi con quella collana in tasca.

E sì, alla fine la commessa mi ha convinto ad acquistare una sottilissima collanina di metallo.

Che strano… era da molto che non compravo nulla… a parte le sigarette ovviamente!

Un sorriso amaro mi si dipinge sul volto.

Eppure… uhm… quella collana non è nel mio stile… non è per me!

Allora per chi l'ho presa?

La risposta è facilissima ma mi rifiuto di crederci.

 

 

Non faccio in tempo ad infilare la chiave nella toppa che la porta si apre.

L'ho lasciata aperta?

No!

No di certo!

Lui è qui!

Lo sento!

Spalanco la porta di colpo e me lo ritrovo di fronte che addobba un albero di Natale.

- Sei già arrivato Su-kun? Bene! Così mi dai una mano a fare l'albero!

- Che diavolo ci fai tu qui?!

- Sto facendo l'albero!

- Lo vedo! Ma non mi sembra normale che il Sakurazukamori venga in casa mia quando potrebbe facilmente compiere delle stragi con tutta questa gente in giro! O forse si vuol dedicare solo a me?

- Fammi indovinare… non hai ascoltato la segreteria?

- Che… che cavolo c'entra?!

- Shhh…- fa’ partire la segreteria

- Messaggio registrato il 23-12 alle 11: 24.

- Subaru-kun! Ho deciso di venirti a trovare in questi giorni di festa! Che ne dici? Sono certo che tu non hai preparato nulla per il Natale… non preoccuparti! Porto tutto io! Ciao, ciao.

Schiaccia il tasto per cancellare il messaggio e poi spegne.

- Allora?

- Come allora? Ho mantenuto la promessa.

- Lo so… tu mantieni sempre le promesse ed i patti…- mi tornano alla mente scene dolorose e devo scuotere la testa per scacciarle dai miei pensieri.

- Non pensarci…- mi dice avvicinandomisi.

- Come posso non pensarci! Hai ucciso la mia neesan! Mia sorella! E mi chiedi di non pensarci?!

- Su-kun… oggi siamo solo io e te che festeggiamo il Natale.- sospira- Oggi c'è una tregua ed io non sono più il Sakurazukamori e tu non sei più il capofamiglia dei Sumeragi. Siamo solo io e te…

Mi guarda intensamente ed io indietreggio.

- Vattene… vattene via!- gli urlò contro.

- Non vuoi una tregua? Non desideri un po' di pace?

- L'unica cosa che desidero è che tu muoia!

- Sicuro?- mi domanda facendosi più vicino e bloccandomi contro la porta.

- Sì!

- Davvero?- mi sorride divertito e mi pare di scorgere un po' di umanità in quell'unico occhio castano.

Che devo dirgli?

Che vorrei iniziare a baciarlo mandando a quel paese tutto? La mia famiglia, la mia educazione, i miei doveri?

No!

L'avrebbe vinta di nuovo!

- Vattene…!.- gli ringhio contro.

- Non posso.- risponde lui semplicemente.

- E perché?

- Non ho ancora finito l'albero.- e così dicendo mi libera, tornando ad ornare l'albero con delle palline blu e rosse.

- Cosa credi di fare? Cosa vuoi dimostrare?

- Io niente… pensavo che fossi tu a voler dimostrare qualcosa…- lo osservo inebetito mentre parla - … non vuoi dimostrare che c'è un po' di umanità in me? Non t'interessa il gioco?

- Io non gioco più!- ribatto.

- Neanche io.

Mi sono sbagliato o ho davvero visto un lampo di malizia in quell'occhio vivo?

No.

Mi sbaglio di certo.

Sto solo cercando di provare a me stesso che in realtà lui prova qualcosa per me. Ma so bene che non è così.

Chino il capo sconfitto.

- Non vorrai arrenderti così in fretta?

Dannazione! Non mi ero accorto che si fosse avvicinato tanto!

E ora?

Il mio corpo ed il mio cuore lo supplicano.

Lo supplicano di abbracciarmi.

Di baciarmi.

Di stare con me.

Di rendermi suo…

No! No! No! E poi no!

Non devo farmi condizionare così!

Non devo perdere la testa e farmi trascinare da degli stupidi sentimenti!

Non ricordo forse il dolore che ho provato quando lui ha schiacciato questi sentimenti come se fossero stati fastidiosi insetti sulla sua strada?

O forse qualcosa di me gli è rimasto e lo ha cambiato… non molto.. ma almeno un poco…

E se un insetto (cui lui paragona me ed i miei sentimenti), gli avesse sporcato le scarpe e lui avesse smesso di schiacciarli? Non certo per l'amore della natura, ma anche solo per evitarsi un fastidio?

Se potessi dargli una briciola della mia fiducia?

La mia anima si aggrappa con incoscienza a questa fragile speranza.

Sarà poi vero?

Sento il suo sguardo fisso su di me e mi decido finalmente a guardarlo negli occhi.

Non faccio in tempo a pronunciare parola che sento le sue labbra unite alle mie.

E di colpo sono di nuovo un ragazzino di sedici anni che si lascia condurre per mano nella stanza accanto a fare un albero di

Natale.

Gli sorrido e lui mi ricambia con un altro leggerissimo tocco delle sue labbra.

Non penso più a niente, solo a me e lui che siamo tornati indietro di anni e che ci divertiamo…

O forse non solo io a divertirmi?

Lui nota il mio sguardo dubbioso e ride.

- Smettila di farti tante paranoie! E passami l'angelo, che lo metto in cima.

Gli ubbidisco, come ho sempre fatto.

 

 

Abbracciati sul divano osserviamo il frutto del nostro lavoro: uno splendido albero decorato con palline rosse e blu ed una cascata di fili colorati che partono dalla base dell'angelo e lo circondano in buona parte.

Davvero un buon lavoro!

Da quanto non facevo un albero?

Da quando non sono più stato felice.

Sospiro.

- Cosa c'è?- mi domanda lui fissandomi con l'unico occhio castano.

- Niente…

- Menti.- mi dice avvicinando il suo volto al mio… possiamo quasi sfiorarci.

Arrossisco spostandomi più indietro.

Lui m'insegue nella mia breve fuga e appoggia delicatamente le sue labbra sulle mie.

Mi passo la lingua sulle labbra per poter assaggiare il suo sapore e lui lo interpreta come un tacito invito.

Lo sento premere di nuovo sulle mie labbra, questa volta con più forza, mentre la sua lingua riesce a vincere le mie resistenze e s'infila nella mi bocca con prepotenza sempre maggiore.

La sento perlustrare incuriosita il suo interno, per poi cominciare una giocosa battaglia con la mia lingua (sino ad allora ritirata nel suo antro).

Il gioco mi prende e lascio la mia lingua libera di agitarsi come vuole.

Sembra avere vita propria!

Accarezza quella di Seishiro e si lascia succhiare da essa…

Ci separiamo per riprendere fiato, il volto rosso dalla vergogna e dall'eccitazione crescente.

Voglio darmi a lui!

Voglio divenire suo!

Eppure… non si possono cancellare con un colpo di spugna tanti anni!

La mia mano urta qualcosa di duro… nella mia tasca?

Ma certo!

La collana!

La tiro fori lentamente e lascio che il pendaglio mi ciondoli davanti; con le luci intermittenti dell'albero varia ogni volta sfumatura…

- Carina…- commenta Seishiro- Un nuovo acquisto?- mi domanda.

Scuoto la testa e sento i ciuffi più lunghi frustarmi leggermente il volto.

Gli porgo la collana.

Sono impazzito?

Che sto facendo?

Arrossisco come una ragazzina mentre gli do uno stupido ciondolo?!

E poi come mi è venuto in mente di prendergli una cosa tanto sciocca!

Ritraggo il braccio spaventato e mormoro uno - Scusami- quasi inudibile.

Lui mi guarda sorpreso, poi mi afferra il braccio e mi prende la collana.

Cerco di riprenderla, ma lui mi costringe contro il divano mentre se la lega al collo e la fa’ sparire dentro la scollatura della camicia semi aperta.

Un brivido lo percorre, per quanto sia rimasto nella mia tasca è comunque un ciondolo di metallo e, perciò, freddo!

Non posso evitarmi di pensare alla pelle vellutata che sta toccando quel ciondolo e mi sorprendo a pensare che pagherei per essere al suo posto.

Sbatto gli occhi e mi volto.

- Grazie.- mi dice seriamente.

Seriamente?

Mi giro di scatto e rimango stregato dal suo occhio nocciola.

Mi ha davvero ringraziato?

E per cosa poi?

Uno stupido ciondolo?

Lo vedo scuotere al testa.

Ha intuito i mie pensieri.

- Ti ringrazio per aver pensato a me.- mi risponde con semplicità

Non so se abbracciarlo o ridergli in faccia!

Ma so bene che il mio corpo opterebbe per la prima scelta e me ne vergogno.

Cerco di scostarmi ma lui mi afferra per i capelli e mi bacia di nuovo con foga.

Un bacio caldo ed umido che mi attraversa come una scossa.

Sento il suo potere sfiorarmi mentre le sue dita mi tolgono la camicia dai pantaloni e scorrono veloci sotto di essa.

No. No. No.

Non deve succedere!

Me lo ero promesso!

Non deve accadere!

Non…

Sento il mio corpo sfuggire al mio controllo.

Lo sta assecondando!

No!

Faccio per alzarmi, ma riesco solo a peggiorare le cose.

Ora siamo entrambi sdraiati sul tappeto; lui è sopra di me, mi blocca i polsi e m'impedisce ogni movimento.

La camicia, tirata, lascia scoperta parte della pancia.

E lui non perde tempo iniziando a tracciare linee umide mentre i muscoli si contorcono al suo passaggio.

Non so più cosa fare!

Vorrei fidarmi del mio istinto… ma mi ha già tradito in passato!

Ricordo la fatica che feci ad accettare i miei sentimenti per lui… e ricordo anche l'odio provato nei confronti di me stesso che mi ero lasciato stregare così!

Ohhhh!

Al diavolo tutti questi dubbi!

Questi tormenti!

Sono sdraiato su un tappeto mentre l'uomo che amo mi tortura dolcemente con la sua lingua!

Che cos'ho ancora da decidere?!

La mia finta resistenza cede tutta d'un colpo e lui sorride soddisfatto mentre riprende a baciarmi sulle labbra con foga.

Armeggia con i bottoni della mia camicia; qualcuno salta, quelli che non si sono schiusi docilmente.

Mi domando se anche io avrei fatto la stessa fine se non mi fossi arreso… mi avrebbe ucciso?

Inutile chiederglielo.

Il suo sguardo divertito è l'unica risposta che potrei mai ottenere.

…!!!!

La sua lingua scorre rapida sul mio torace e sento le sue labbra bollenti depositarvi miriadi di piccoli baci.

È la sua bocca ad essere rovente o sono io ad andare a fuoco?

Vorrei parargli… vorrei essere indifferente com'è lui, ma riesco a malapena a soffocare i gemiti…

No… non sono in condizione di parlargli senza peggiorare la situazione.

Si ferma un istante e, dal fruscio, intuisco che si sta spogliando.

Chiudo gli occhi cercando di regolarizzare il respiro.

Le sue mani non mi danno tregua!

Esplorano ogni millimetro scoperto con curiosità, prima di essere sostituite da quella lingua fremente che cerca di assaggiarmi…

Ansimo senza ritegno.

Non riesco a contenermi!

Sono troppo eccitato!

Ed anche lui lo è!

Sento con stupore il suo membro duro premere contro la mia gamba sinistra… allora, dopotutto, non è così indifferente!

Mi bacia le guance e i nostri corpi aderiscono…

Come diceva Aristofane… due metà che si uniscono per formare un solo essere…

Ridiscende lentamente, lasciando che la sua lingua percorra sentieri noti solo a lui sul mio torace e poi afferra la zip dei pantaloni con i denti e la fa’ scorrere verso il basso.

La mia eccitazione si mostra impudica sotto la sottile stoffa’ degli slip.

Mi toglie del tutto i pantaloni con un rapido gesto.

Abbassa anche la sua zip e…

… Una scossa elettrica mi attraversa quando sento le nostre eccitazioni toccarsi!

Il mio corpo sussulta alle sue innumerevoli provocazioni.

Mi bacia sull'incavo del collo e sento il pendaglio di metallo graffiarmi l'addome.

Lui osserva le striscioline bianche provocate dal graffio poi le bacia e vi fa’ scorrere sopra la lingua con una lentezza torturante.

Allungo le braccia per smania di muovermi e, involontariamente, tiro la presa delle luci dell'albero.

La sola luce che illumina la stanza, ora, è quella dei fari delle innumerevoli auto che passano per la strada qui sotto.

Luci ed ombre si alternano sui nostri corpi dando un che di magico alla situazione.

Lo amo.

Amo quest'uomo che mi sta dinanzi nella penombra della stanza!

Amo quest'uomo che mi tortura dolcemente.

Amo quest'uomo che si nutre del dolore altrui.

Amo quest'uomo che mi ha fatto tanto soffrire.

Lo fisso negli occhi.

Voglio dirglielo!

Non m'importa niente delle conseguenze!

Né di ciò che penserà la gente!

Ho fatto la mia scelta!

Lo bacio con timidezza e gli sussurro sulle labbra:

- Ti amo Seishiro…

Mi sfiora una guancia e mi stringe a sé baciandomi i capelli.

- Anche io…

Lo sapevo.

Ho sempre saputo che mi amava… ma a modo suo.

Mi mordicchia una spalla mentre stiamo abbracciati, poi mi fa’ voltare e continua ad assaggiare la mia pelle per tutta la lunghezza della colonna vertebrale.

Mi osserva divertito.

Probabilmente mi ha lasciato tutti i segni rossi dei suoi morsi!

Fa’ scorre le sue mani sui miei fianchi e mi bacia sul collo… succhia…

Sorrido.

Mi sta segnando.

Sta segnando il suo territorio, o meglio, il suo oggetto.

Osservo distrattamente i due simboli sul dorso delle mie mani.

Questi simboli li hanno avuti in molti, ma solo io possiedo questi segni… segni dei suoi sentimenti celati.

Mi afferra per i capelli e mi bacia in profondità.

Mi abbassa gli slip mentre continua a baciarmi e prende in mano la mia eccitazione pulsante.

Spalanco gli occhi di scatto, ma so già di non aver possibilità d'oppormi a qualsiasi cosa lui voglia farmi.

Lui ride e fa’ qualche commento, ma io sono troppo imbarazzato per comprendere le sue parole.

- Sei…!

Esclamo mentre lo vedo chinarsi sino ad accogliermi nella sua bocca bollente.

Perdo la concezione del tempo mentre lo sento muoversi avanti e indietro con una lentezza esasperante, passando la sua lingua abile in ogni punto.

Gli afferro i capelli con le mani per fargli aumentare il ritmo; in un momento di lucidità comprendo che sto per venirgli in bocca e cerco di scostarlo, ma lui continua imperterrito.

Gemo svuotandomi con una spinta più forte.

Lui succhia come un bambino goloso sino a che non sono completamente svuotato.

Passa più volte la lingua sulla punta del mio sesso, poi si rialza e mi bacia ancora ed io posso assaggiare le gocce del mio seme che gli sono rimaste ai lati della bocca.

Lui non è ancora venuto… vuole di più…

Ma io sono disposto a darglielo?

Sì.

Sono disposto a qualsiasi cosa pur di vederlo godere come sto godendo io ora.

Lo amo.

Amare significa anche volere che l'altro sia felice.

 È inutile ripensare a quello che è accaduto in passato tra noi, mi rimprovero, dopotutto lo so che lui ha un suo modo di amare tutto particolare!

I nostri abiti giacciono sparpagliati da qualche parte, oramai siamo entrambi nudi.

Io gli appartengo.

Da tanto tempo ormai.

Ma lui?

Vorrei che anche lui mi appartenesse ma so che non è così.

Non del tutto almeno.

Ma voglio dargli qualcosa di me.

Qualcosa che posso dargli solo io.

Mi accarezza le labbra gonfie con un dito e io lo succhio come fosse il lecca lecca più buono che abbia mai assaggiato.

Sorrido con gli occhi.

In fondo è davvero così!

Socchiudo la bocca e lui ne approfitta per estrarne le dita bagnate e farle scivolare sino alla mia apertura.

Gemo leggermente quando sento una di quelle dita intrufolarsi all'interno del mio corpo, accompagnata da un secondo e da un terzo dito che lottano con il mio corpo per vincere le sue difese e rendere più facile la penetrazione imminente del suo membro.

Niente da fare.

Non riesco a controllare il mio corpo e per quanto io desideri accoglierlo nel mio calore il mio corpo si rifiuta ostinatamente.

Ci baciamo di nuovo.

Sì, ci baciamo, non mi bacia; perché anche io mi rendo partecipe questa volta e di mia iniziativa!

Gli sfioro il suo sesso con una mano, poi lo afferro con decisione.

È caldo, turgido, pulsante.

Lui si lascia cadere all'indietro ed io ne approfitto per sopraffarlo e sistemarmi tra le sue cosce.

Lecco il suo pene dalla punta alla base più volte, misurandolo mentalmente.

Mi ritrovo a domandarmi se riuscirò a prenderlo in bocca.

Lui ride guardando la mia faccia concentrata.

Rido anche io e l'angoscia di fallire che mi attanagliava sparisce… scoppia come una bolla di sapone.

Mi adopero per farlo godere al meno un minimo di quanto lui ha fatto con me.

Quasi vengo di nuovo mentre lo sento gemere soddisfatto!

Lui aumenta il ritmo e mi costringe a seguirlo in questa danza sfrenata di cui non conosco i passi… ma sono un tipo che impara velocemente, io!

Lo sento arrivarmi sino alla giugulare con forza… una… due… tre volte…

Finalmente, con una spinta di forza ancora maggiore mi viene in bocca.

Sento il suo gusto acre e non so se inghiottire come ha fatto lui o sputare.

Inghiottire, sinceramente, mi fa’ un po' schifo… ma sputare vuol dire non apprezzare il frutto del nostro amore!

Non faccio in tempo a farmi il problema che lui mi porge un fazzoletto e lo avvicina alla mia bocca.

Sputo.

Lui mi pulisce i lati della bocca poi getta il fazzoletto.

- Grazie…

Sorride.

L'atmosfera ora è molto più rilassata…

Mi sfiora l'interno coscia e la mia eccitazione si riprende dal suo momento di pausa.

Siamo sudati, accaldati e… sorrido… arrossati!

Il mio corpo diafano porta più segni, ma anche lui non scherza!

Evidentemente mi sono difeso,  anche se non mi pare…

Mi faccio più ardito e mi struscio su di lui, poi prendo i nostri due sessi, nuovamente congestionati, e li unisco.

Il piacere si irradia nei nostri due corpi distruggendo anche gli ultimi baluardi della resistenza che la ragione m'imponeva.

Voglio essere suo.

E lui lo sa.

Lecca di nuovo le dita e le introduce, una alla volta, nel mio corpo.

Chino il capo verso sinistra, mi sento così imbarazzato a vedere il suo sguardo su di me!

Lui intuisce i miei pensieri e mi fa’ voltare.

Lo sento muovere le dita e la fastidiosa sensazione di dolore si propaga.

Appoggia il suo sesso all'entrata tra le mie natiche.

Chiudo gli occhi e affondo il capo tra le braccia mentre lui si fa’ largo all'interno del mio corpo.

Mordo un braccio per soffocare l'urlo che mi sale dalla gola.

Lui si muove piano.

Questa sua lentezza mi fa’ impazzire!

E pensare che uccide persone con uno schiocco delle dita!

Ma vuole divertirsi a giocare ancora un po' con me.

Affonda totalmente ed io mi sento riempito sino a scoppiare.

Ansimo e gemo.

Poi lui inizia ad estrarre ed affondare... ritmicamente…

Riesco a sentire il ritmo e lo assecondo con il mio corpo.

Sto per venire…

Sono al culmine del piacere!

Gemo maggiormente e i miei muscoli si contraggo in uno spasimo, prima di rilassarsi nuovamente; ma questa contrazione è sufficiente per farlo venire dentro di me.

Mi volta e fissa il mio sguardo confuso; poi si china su di me e mi bacia, abbandonandosi totalmente sul mio corpo.

 

 

Mi risveglio la mattina dopo con il corpo indolenzito.

Mi gira un po' la testa…

Fisso confuso le coperte.

Sono in camera mia!

Cerco di alzarmi di scatto ma sono costretto a sdraiarmi nuovamente.

Noto un vassoio accanto al letto; contiene un'abbondante colazione.

Se ne sarà andato… pazienza.

Avevo già messo in conto che non sarebbe durato a lungo… eppure una parte del mio cuore geme.

 

 

Mangio in silenzio, poi mi dirigo verso l'albero che abbiamo decorato insieme…

- Buon giorno!

Quasi cado per terra dallo stupore.

- Che…?! Che ci fai tu qui?!- domando stupito.

- Come? Prima facciamo l'amore e poi mi vuoi subito fuori di casa? Bel modo di amare questo!

Non so che rispondere… mi ha preso alla sprovvista.

Sorride e mi indica l'albero.

- MA???????????????????????????- sotto l'albero ci sono moltissimi pacchetti colorati.

- Buon Natale Subaru. - mi mormora all'orecchio  per poi stringermelo con i denti.

Mi passa un pacchettino azzurro, ma io lo lascio cadere al suolo.

Mi guarda stupito.

Mi giro e lo bacio, invadendo la sua bocca con la mia lingua e lasciando sì che i miei sensi si risveglino al ricordo di ciò che è accaduto ieri notte.

Non riesco a dominare per molto, lui riprende subito il sopravvento.

Ma lui è fatto così.

Non si mette in situazioni che sa di non poter controllare.

Lo ha fatto solo una volta, con me, ed io gli sono grato per la possibilità che mi ha dato.

 

OWARI ^O^O^O^O^O^O^

 

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